I primi ritrovamenti sul batik vengono identificati con l’Egitto del IV secolo a. C. e si dice che questa tecnica sia nata da una serie di errori casuali nella tintura, con macchie che resero non omogeneo il colore o attraverso lacci che, usati per tenere insieme il filato, lasciarono i segni creando inaspettate fantasie.
Da sempre affascinata dalla cultura dei templi e delle tradizioni, vedendo e potendo toccare con mano una camicia che un mio amico aveva da poco comprato a Bali, mi colpirono subito i motivi ricchi di colori e dettagli che prendevano vita sul capo. La curiosità su quell’antica arte completamente realizzata a mano mi ha poi portato ad approfondire le ricerche per capirne la provenienza e le tecniche legate alla produzione. E me ne sono innamorata, perchè è un’arte lenta e delicata.
Da ambatik, con tante gocce, l’antica arte del batik consiste nel ‘canting’, tecnica con cui vengono realizzati i disegni: una volta tracciata la sagoma del disegno infatti le parti che non devono essere colorate vengono ricoperte di cera, che viene rimossa successivamente immergendola in acqua bollente.
Questo garantisce un capo unico nel suo genere, per il taglio dei disegni così come per le sfumature che le colorazioni assumono, un processo che porta con sé l’arte e la manualità di una delle culture più affascinanti del panorama mondiale.
Grazie alla collaborazione con ‘Yayasan Gajah Sumatera’ sono venuta a conoscenza di un particolare batik realizzato con mangrovie e tinture naturali. La realizzazione di questo tessuto è affidata alle comunità dei villaggi locali, garantendo e sostenendo l’empowerment delle donne del luogo. E proprio da qui nasce la scelta di utilizzare questo tessuto per i Malam, per il gilet e la pochette che trovate disponibili e acquistabili sul sito e che vi faranno indossare un pezzo prezioso di cultura balinese.
Perchè hanno questo nome? Perchè in indonesiano ‘Malam’ significa notte, a evocare il momento più magico, lento e sospeso della giornata.




